RECENSIONE DEL FILM ELISA a cura di MAURIZIO GUARNERI

 

ELISA è un film ispirato ad una storia vera: il delitto di Cirimido,una cittadina in provincia di Como dove
Stefania Albertani nel maggio 2009,uccise sua sorella dando fuoco al suo corpo e, in seguito, tentò di fare lo
stesso ai suoi genitori . La sua storia atroce ,terribile, agghiacciante è al centro del film di Leonardo Di
Costanzo.”Elisa” si ispira ,inoltre,al saggio “Io volevo ucciderla” scritto dai criminologi Adolfo Ceretti e
Lorenzo Natali che si sono occupati di crimini come quello che viene raccontato nel film.
Nella prima parte si svolge dapprima un incontro di gruppo ,condotto da un criminologo,e formato da
detenuti che partecipano volontariamente e soggetti esterni al centro di riabilitazione dove ha luogo il
gruppo esperenziale. Inaspettatamente decide di partecipare anche Elisa che fino a quel momento non ha
mai parlato del fatto che l’ha portata in carcere né durante il processo né successivamente ed ha sempre
affermato di non ricordare nulla.Tra i partecipanti al gruppo esperenziale vi è una donna che è la madre di
un ragazzo ucciso da un gruppo di coetanei e che si confronta con il criminologo manifestando una
posizione opposta a quella di quest’ultimo ;infatti lei non vuole ascoltare gli assassini ,non vuole sapere,
capire né accogliere eventuali pentimenti,è indurita dal suo grande dolore.Successivamente,al contrario
della madre del ragazzo ucciso da una banda, il criminologo propone ad Elisa dei colloqui individuali ai fini
di ricostruire i fatti per i quali Elisa è detenuta e colmare cosi’ una lacuna mnestica per potersi riappropriare
della propria storia. Ben presto i colloqui assumono tutte le caratteristiche di una psicoterapia.Infatti
,parallelamente alla ricostruzione dei “fatti” legati al reato, Elisa va indietro nel suo passato sino alla sua
nascita. Significativo è che il primo pensiero che comunica è che sua madre l’ha rifiutata fin dal momento
del suo concepimento ed ha fatto di tutto per abortire.Emergono ,inoltre, ricordi dell’infanzia che mostrano
come la madre l’accusasse ingiustamente di essere falsa e bugiarda; afferma di essersi sentita sempre
invisibile e infine riferisce che nell’adolescenza diventa anoressica e solo in quel caso la madre rivolge la
sua attenzione sul corpo e sulla salute della figlia. La sorella, invece, si realizza negli studi e nel lavoro e
segue ,in modo autonomo, una propria via al di fuori della famiglia. Elisa afferma che si è sentita
“liberamente obbligata “ a rimanere, a fare ciò che pensava potesse piacere agli altri. In realtà lei sceglie di
restare in famiglia per cercare di diventare finalmente “visibile” e farsi apprezzare dal padre; infatti lei è
legata al padre e al fratello.Però entrambi non la proteggeranno: il padre perché,nonostante lei abbia
problemi di salute e mostri una certa fragilità , quando lei ha solo venti anni, esce dall’azienda e affida
questa ad Elisa e al fratello ; questi , a causa della sua grandiosità e delle spese sconsiderate,determina il
declino dell’azienda mettendo in cattiva luce la sorella. Ancora una volta Elisa si sentirà “una fallita”
“inadeguata” e ,non accettando di chiedere aiuto ,inizia un percorso che si rivelerà una tragedia.
I colloqui con il criminologo,quindi, servono non solo a ricostruire quanto avvenuto nel passato recente e
ciò che ha portato Elisa in carcere ma anche a rivedere tutta la sua storia ,fin dalla nascita e in questo modo
si chiarisce il suo ruolo, la sua posizione all’interno della famiglia , emerge il disagio psichico che l’ha
accompagnata per tutta l’esistenza. Si evidenzia ,altresi’, riguardo al reato commesso che Elisa , per
sfuggire al senso di fallimento e alla vergogna , crea un espediente che serva ad accusare la sorella e
salvare sé stessa. Perché sceglie la sorella? Stefania Albertani , la protagonista nella vicenda reale, dirà:
”L’ho uccisa perché era migliore di me” .Elisa era stata in rivalità fin dalla nascita con la madre dalla quale
non si è sentita amata e con la sorella che si era realizzata mentre lei si sentiva “fallita”.
Il caso di cui si parla nel film è simile a molti fatti di cronaca che consistono in crimini agiti in ambito
familiare e che ad una osservazione immediata appaiono insensati, immotivati e spesso le persone che
vengono intervistate dicono dell’assassino:”Era una brava persona …apparteneva ad una famiglia
normale”.Il valore di questo film sta nel fatto che il regista sia riuscito a dare senso a ciò che

apparentemente non sembra averne. Si tratta di una ricostruzione a-posteriori, nel contesto di un assetto
di psicoterapia, di un viaggio di introspezione di Elisa nel suo mondo interiore e a ritroso nella sua vita fino
al momento della nascita . Si evidenzia un disagio psichico presente durante tutta l’esistenza di Elisa e che
nell’adolescenza si configura in una anoressia mentale. Emerge via via il tema della rabbia ,impregnata da
invidia , dell’odio :sono questi i sentimenti prevalenti di Elisa nei vari rapporti interpersonali ; l’odio ad un
certo punto raggiunge l’acme ed esplode ;come un vulcano che va incontro ad un eruzione dopo anni di
quiescenza, Elisa , nel momento del fallimento personale si rivolta contro la sorella e contro i genitori.
Il film ci mostra che a monte dell’atto criminale c’è una storia di sofferenza psichica che non è di tipo
nevrotico-conflittuale ,ma più grave ,di tipo psicotico : ciò spiega” la freddezza “ che accompagna tutto il
film, la sproporzione tra ciò che Elisa prova e dice e l’azione, nonché la posizione che assume
successivamente ,il silenzio e l’ostinato rifiuto verso tutto e tutti.
Vi sono soggetti che Bion ha definito “psicotici non pazzi” i quali non presentano ad una osservazione
dall’esterno manifestazioni di tipo psicotico tuttavia hanno un funzionamento psicotico che per tanto
tempo può non rivelarsi o può essere rilevato solo se il soggetto intraprende un trattamento
psicoanalitico.Essi hanno una scarsa tendenza alla rimozione ed usano ,invece, intensamente scissione
,proiezione ,negazione ed identificazione proiettiva eccessiva. Si tratta di soggetti che mantengono il
contatto con la realtà ma internamente sono dominati dalla distruttività per il pensiero, per la propria
mente, per la realtà esterna e per le relazioni.Prevale una forte carica di odio che può sfociare nella
crudeltà associata all’assoluta mancanza di empatia , di immedesimazione in chi soffre.
Il punto di svolta della psicoterapia sarà il momento in cui Elisa inizia a piangere : si interrompe quello stato
caratterizzato da freddezza e distacco e cosi può entrare in contatto con sé stessa ,prendere
consapevolezza dell’azione criminale e cominciare un percorso di pentimento ed eventuale riparazione.